Mezzanine Living non è stato un calcolo, ma un nido d’aquila sospeso nel cielo del centro storico, ideato per accogliere lo sguardo di Luca e Ingrid (Danimarca/Olanda), una soglia limbica e una cornice di sospensione spazio-temporale capace di offrire una fuga dalla realtà e, paradossalmente, nella realtà stessa come ha profondamente compreso Simla (Italia). Tra queste mura sbiadite di grandezza aristocratica ammirate da Malex (Regno Unito), i viaggiatori hanno trovato un bozzolo di colori cantato da Estelle (Francia), una mansarda poliedrica amata da Maria Paola (Italia), una barca e un teatro in cui sognare, dove secondo Giacomo (Italia) ogni singolo oggetto è rimasto lì per un motivo ben preciso, da prima che se ne potesse avere traccia. Le stanze in un’esposizione d’arte permanente in cui, come scriveva Simona (Italia), servivano sei occhi per vedere ogni dettaglio, e dove ogni risveglio al mattino diventava, per Adrian e Diana (Romania), una continua scoperta di nuovi elementi, ispirazioni e comprensioni. È stato l’alloggio preferito, un nido in armonia col creato, per chi arrivava da lontano come Jessica e Reid (Canada) per trovare la quiete profonda di una baita in montagna, una perla rara scoperta da Zoé (Francia) e un rifugio di calma e serenità per riposare l’anima per Philippe e Maryline (Francia), mentre fuori la città estiva respirava i suoi trentasette gradi placati dal benessere dell’alloggio vissuto da Sylvain (Francia). L’Arte è Amore, è testimonianza, cura, attenzione alle piccole cose. È l’attenzione di un nido cove Aurélie (Francia) ha trovato, arrivando la sera, un piatto di pasta lasciato pronto e il latte per il caffè del mattino; è il frigorifero rifornito di cibo, frutta fresca e acqua che Haley (Stati Uniti) ha visto pronti prima del suo arrivo per lenire ogni sete. È una caraffa di vino rosso siciliano versata per cancellare l’affanno di un volo perso a Parigi e trasformarlo in un tour del quartiere insieme a Sara (Stati Uniti), un meraviglioso bicchiere di liquore al limone fatto in casa dagli amici offerto alle dieci di sera a Mikados (Francia/Regno Unito), e una pizza calda ordinata per loro nella pizzeria del luogo prima di augurare la buonanotte. È la prontezza di un battito di ciglia, presentandosi alla porta in cinque minuti come ricorda Kayla (Stati Uniti) per risolvere un problema al Wi-Fi portando con sé granita e brioche calde, o correndo all’istante a sistemare un guasto al bagno per donare puro comfort agli ospiti. Non c’era l’asetticità moderna dei grandi hotel di lusso, come ha tenuto a precisare Serge (Francia) dicendo che questo luogo antico e vintage non fa per chi cerca la freddezza standardizzata, né la tecnologia dell’hotel sottolineata da Jörg (Germania) e Chloé (Francia); c’era invece il fascino stravagante di un appartamento pulito, vivace e confortevole sotto ogni punto di vista vissuto da Alice (Francia), Amy (Stati Uniti) e Márton (Ungheria), dove ogni lampada offriva un’illuminazione intima la sera e ogni risveglio al sole era una gioia per gli occhi di Anne (Francia). Un’autentica esperienza umana vissuta anche superando le barriere linguistiche con Mali (Francia), usando l’app di traduzione sullo schermo di uno smartphone per abbattere i confini, parlarsi con amore e inviare un messaggio a metà soggiorno solo per chiedere con premura: «Come sta andando la vostra vacanza?» Il vero capitale di una città non si misura con i numeri, ma con i passi condivisi. I passi di chi è salito sull’Etna insieme a Claudio per vivere una magica avventura come Valeria (Italia), Julia (Germania) e Phoebe (Regno Unito), o per guardare il tramonto stringendo dolci e gelati tra le mani con Willi (Germania) e Michal (Polonia). I passi di chi ha camminato sulla Costa dei Ciclopi o esplorato la Riserva delle Farfalle e i mercati con Dick (Olanda) e Roger (Stati Uniti), di chi ha mangiato in un ristorante di pesce tipicamente siciliano abbuffandosi come procioni felici, e di chi ha scoperto una spiaggia meravigliosa o una caverna nascosta sotto un bar come ha raccontato Ylane (Francia). Il tempo trascorso insieme è costellato di speranza, e ogni anima che ha varcato l’enorme portone di questo condominio storico ha lasciato un’impronta di pace. Martin da Portland (Stati Uniti) lo ha inciso per sempre sul basalto: «Claudio è Catania e Catania è Claudio», perché l’host non si limitava ad affittare, ma prendeva a cuore il suo ruolo con una tale generosità, umiltà e sincera dedizione da essere, come notava Alexandra (Regno Unito), semplicemente splendido e unico. Una persona fuori dal comune, un incontro intenso descritto da Katerina (Grecia), capace di far sentire coppie dello stesso sesso sempre al sicuro e le benvenute, trasformando estranei come Diego (Cile) in amici intimi e accogliendoli nell’intimità della propria famiglia. Un custode che Ioana Raluca (Romania) ha definito incredibilmente grato del fatto stesso che qualcuno avesse scelto la sua casa, pronto ad accompagnare i suoi ospiti all’aeroporto dopo aver offerto caffè e brioche, anche quando c’erano già nuovi viaggiatori in arrivo, salutandoli, come ricorda Mickey Jun (Corea del Sud), con un arrivederci colmo d’amore. Questo piccolo piano rialzato è diventato una mappa del mondo ridisegnata dall’affetto, una cassa armonica dove le distanze oceaniche e i confini geopolitici si sono sciolti dentro un unico, immenso brindisi. Le sue stanze hanno raccolto i respiri di chi è partito da New York, San Francisco, Indianapolis, Portland e dall’Idaho, portando il pragmatismo e lo stupore dell’America a riflettersi nell’oro del barocco catanese. Ha unito filosofie e orizzonti remoti: il rigore nordeuropeo di chi è giunto dalla Germania e dalla Svizzera si è fuso con la poesia romantica di anime partite sotto la neve di Mosca e San Pietroburgo, attraversando l’intera Russia per venire a cercare il sole. Da Vancouver e dalle foreste del Canada, dalle sponde cilene di Calama, dalle terre della Romania, della Bulgaria e dell’Ungheria, fino alle architetture avveniristiche di Dubai, ogni cultura ha deposto i propri schemi mentali per farsi rieducare alla lentezza siciliana. Insieme alle impronte di Valeria, Francesco e Cecilia, queste nazioni hanno compreso che l’accoglienza non è un servizio, ma un rito sacro: lo scambio incessante tra chi porge la propria terra sul palmo della mano e chi la riceve con gratitudine eterna. Ogni recensione non è stata una recensione, ma una confessione d’amore tradotta in mille lingue, la prova che quando un artista apre la porta di casa, annulla i chilometri e fonda una cittadinanza dello spirito. Oggi i mercati cambiano, i chioschi si spostano, il cemento e le fioriere cercano di uniformare le piazze secondo fredde logiche di cantiere e di voti. Ma l’anima profonda di Catania non si cancella e non si sfratta. Vive nei dipinti appesi sui muri delle trattorie e dei bar del quartiere, vive nel ricordo di un pane eccellente sfornato all’angolo del palazzo e negli assaggi offerti dalla gente del mercato. Chi ha teso le mani per stringere questo alloggio non ha spento la luce, ha solo permesso a quel nido di espandersi ovunque, facendo nascere in Mashair (Germania) il desiderio profondo di offrire ad Amburgo la stessa identica casa ricevuta in Sicilia, e lasciando in Boryana (Bulgaria), John (Regno Unito), Daniel Leonard (Romania), Vanessa (Portogallo), Rebecca Sophie (Germania), Svitlana (Svizzera), Christian (Germania), Marina (Francia) e Deborah (Svizzera) la certezza di un soggiorno perfetto. L’abbraccio globale di chi è passato da qui resta eterno e indistruttibile, e custodisce, nel cuore del mondo, la verità più dolce che Siham (Marocco/Olanda) ha letto sulle pareti e Ylane (Francia) ha gridato da Parigi con l’hashtag #Sicilyneedslove: la Sicilia ha bisogno d’amore. E l’amore è un dono che continua a risplendere a testa alta, sussurrando alla città, insieme a Tom (Regno Unito) e Vivien (Germania), che questo non è un addio, ma un arrivederci, perché il tempo vissuto insieme resterà per sempre una forza nel cuore. (Palazzo Speciale)
Prima di posare la prima pietra, sentite il parere delle Terra
Ci vuole un margine di decenza per non accettare un’aggressione alla storia, alla natura, al tempo e allo spazio. Personalmente provo enorme dispiacere nel ritrovarmi in una Sicilia politica che ha bandito il buonsenso. Quanta frustrazione in concetti di doversi paragonare ad Amburgo, Miami, Marsiglia, Barcellona, Valencia, la mediocrità di chi non scorge la poetica in una terra tanto piccola quanto ambita, di un Vulcano e un mare che hanno sempre saputo amare, e così i nani viaggiatori esplicano parola. Le chiamano grandi opere, e nel frattempo che le vie di rappresentanza sono testimonianza di un degrado senza precedenti, nei quartieri la disperazione ha armato i residenti. Sfrecciano macchine in leasing dentro una psicosi mediatica, ristoranti patinati, sirene e altalene, ballerine e combattenti, una giungla senza bestie ne vegetazione, solo rifiuti e maleducazione, un modello di devastazione. (Dissenso della Parola)
Lacrime nel cuore
Spirito 21/15 cm. (Primo incontro) – Vestirò con panni di campagna e la mia anima danzerà leale la sua danza. (Terre di Martorina) / La natura del donatore, non aveva osato prendere neanche la fine di quello che rimaneva, lo scrupolo, il distacco dal possesso, lontano dall’ingordo, così si concluse un sogno. Che strana condizione, non essere in grado di creare, realizzare, affannarsi per sopraffare, distruggere per il gusto di prevaricare, elevarsi tentando di imitare, e poi il risveglio. (Il Canto dei Gabbiani)
Prega per noi Santissima sempre Vergine Maria
La sensibilità sfrattata a caro prezzo, l’intelletto sbeffeggiato insieme a tutte le buone intenzioni, una società succube della pubblicità. La narrazione del proprio cuore che soffre per questa regressione, una costante manomissione. La Madonnina non dovrebbe avere il mare alle spalle, protegge e saluta, accoglie e illumina. Una strada pianificata che appiattisce e demolisce, negli affari agisce, non rammenta memoria, tutto diventa nuovo, carente di ristoro. (Piazza Europa) / Catania Visionaria
LA METAFISICA DEL SEGNO VISIONARIO (2007-2026)
Nel panorama delle pratiche performative post-situazioniste e dell’estetica relazionale, l’opera di Claudio Arezzo di Trifiletti si colloca come un’indagine radicale sull’ontologia della traccia e sulla de-individualizzazione del segno pittorico. Il progetto globale Imprints of Peace, inaugurato nel Marzo del 2007 al Trentaseiesimo piano dell’Empire State Building, non si configura come una mera operazione di arte pubblica, ma come una vera e propria epifania fenomenologica: il protocollo operativo dell’Arte Involontaria trasmuta l’incedere quotidiano della collettività in un’impronta archetipica, spogliando il passaggio antropico della sua contingenza funzionale per farsi grafema universale. Questa ricerca dell’essenza si radica in una profonda antropologia rituale in cui l’umanità viene concepita dall’artista come una moltitudine di Corpi d’Argilla Dipinti d’Oro: fragili involucri terrestri modellati dalla materia e dal tempo che tuttavia racchiudono un nucleo divino e che, attraverso l’atto artistico e la stesura dell’oro, vengono simbolicamente trasmutati da una luce alchemica che riscatta la terra per rivelarci la sacralità intrattenibile di ogni singolo individuo, unendolo in una trama spirituale collettiva. Questa geografia del sentire universale si dispiega attraverso una rigorosa costellazione cronologica di stazioni energetiche, i cui flussi sono custoditi meticolosamente nell’archivio digitale. Il cammino ha inizio negli Stati Uniti, a New York, dove l’azione primigenia raccoglie le impronte lungo i flussi di Canal Street per poi assorbire il battito della globalizzazione attraverso le principali strade di Manhattan; prosegue nel 2008 in Spagna, a Barcellona, integrando la performance nei flussi del Mediterraneo, e in Germania, a Berlino, dove l’azione si confronta con la memoria storica e il superamento delle barriere ideologiche. Nel 2009 il progetto continua la sua missione nel Regno Unito, a Londra, e in Francia, a Parigi, quali centri nevralgici delle correnti europee in cui le stratificazioni transculturali delle capitali vengono implementate nella collezione sotto il motto programmatico: “Non dividete questo suono”. Nel 2010 connette la sacralità monumentale di Roma con gli Emirati Arabi Uniti ad Abu Dhabi e in seguito con l’Egitto al Cairo, dove le opere dialogano con le geometrie della civiltà araba e il respiro millenario delle piramidi: è qui che l’artista, prima di raggiungere i Paesi Bassi, sigilla la frase testamento secondo cui il mondo dipende da una fiamma che alloggia in ognuno di noi. La stazione di Amsterdam, serve così a metabolizzare quello che sarebbe stato l’inizio della Primavera Araba, lasciando tra le geometrie liquide dei canali ciò che l’autore si era prefissato realizzare al Cairo, Antica Terra dove l’artista ha potuto conseguire solo due performance prima di allontanarsi a causa di una premonizione che lo metteva in guardia da eventuali pericoli. Nel 2011 ritorna a sperimentare l’energia territoriale siciliana all’interno del distretto commerciale Etnapolis in occasione dell’Unità d’Italia: con l’aggiunta delle sei tele del 2010, completa la risma delle trenta portate in viaggio. Nel 2012 il percorso approda nel bacino del mito classico in Grecia, toccando Atene, Creta e Katakolon, per poi raggiungere la Turchia a Izmir, millenario ponte d’oriente, e connettere la ricerca attraverso le impronte sull’isola di Malta, crocevia di popoli nel cuore del mare; il cerchio si chiude infine con il Rito della Luce attraverso le impronte di Librino, nella sua città natale. Nel 2013, lungo l’ordito lagunare e la storicità artistica di Venezia, l’opera trova la sua ideale consacrazione, antecedente alla tappa del 2015 a Milano nei nodi di Piazza del Duomo, Via Monte Napoleone, Sant’Ambrogio e l’Albero della Vita all’Expo. Nel 2017 Camden Town Londra, per poi decidere unificare nel 2018 la ricerca fino ai confini boreali dell’Islanda per incontrare la purezza geologica primordiale, per poi fare ritorno nel 2019 in Germania, a Colonia, affrontando il rigore nordico e la rigenerazione urbana e siglare anche un nuovo simbolo tra Catania e Londra con il Terzo Fiore (Villa Bellini, Brick Lane), fino a convergere stabilmente dal 2021 ad oggi in Sicilia. Si strutturano così Alcune delle stazioni identitarie dislocate tra il Castello Normanno di Aci Castello e la topografia sacra di Catania, attraverso il Palazzo della Cultura, il Mercato Popolare e lo scorrere sotterraneo dell’Amenano. Questo immenso corpus itinerante si organizza attorno a una polarità geometrica e spirituale di impianto strettamente gnostico: al mondo fenomenico delle ragnatele sterili e delle forze aride ipostasi di un sistema socio-culturalmente sclerotizzato e dominato dalle ombre dell’annichilimento dell’individualità creatrice, così si oppone l’Oasi, nucleo di resistenza ontologica che trova nella prossimità biogeografica con l’Etna e il territorio degli Iblei la propria scaturigine energetica. Questa dialettica spaziale si manifesta emblematicamente nell’installazione della mela rossa posta al centro del labirinto circolare tracciato sul pavimento del Cortile delle Nevi: un nucleo di colore puro e biologico che sorge come asse del mondo in mezzo alle spire in bianco e nero del cammino terrestre, offrendo un baricentro visivo e spirituale all’occhio del lettore. Qui la prassi pittorica e la scrittura poetica, culminata nella monografia I Tre Pesci e il Pulitore del 2024, procedono per condensazioni analogiche e fulminazioni intuitive; le parole, prelevate dal pozzo dell’esigenza, agiscono in sincronia con il colore acrilico puro per fungere da sostrato metafisico e nutrimento notturno. L’intero archivio digitale si trasforma in un ipertesto iniziatico e in un’architettura aperta: un invito in cui il fruitore è chiamato a decodificare gli antichi semi per partecipare alla rifioritura della coscienza identitaria e spirituale di una terra che sa espandersi fino all’abbraccio globale, configurandosi, in definitiva, come un atto di resistenza visionaria e un dono metafisico teso a sottrarre l’arte contemporanea alle ombre della sterilità formale. (Alchimia della Forma)
Ognina
Cinquantuno
Mi sento col cuore fragile nonostante siano molte le carezze in questo momento. Che grande dono avere riconoscenza del sentimento, nutrirsi dell’amore privo di giudizi, avere così tanta fede nello spirito da guardare oltre il vestito. Immensamente grato per ogni abbraccio, sentito accanto. Emozione vera, senza distinzione, senza separazione, quella che incoraggia il domani a essere ancora migliori, e che per ogni ferita riporta un fiore col suo candore, la nascita e la rinascita.
Le città sono state prese d’assedio dalla menzogna
Portare luce dove c’è buio, questa la missione delle Anime antiche, rammentare l’essenza, non esultare vittoria, osservatrici nella misericordia si rifugiano, nella compassione operano. La visione del cuore, comprendere la distorsione di quanti assorbiti cavalcano quell’onda alle porte dell’indegno. Un nuovo ordine, compatta la narrazione, silente esclama rumore, distrazione della prigione. Ingabbiati e contorti sfilano a presumere una fittizia preparazione, la giustificazione. Reciprocamente si innalzano abbassando e non osano disubbidire a quel potere che impedisce a chi vuol divenire di reagire, il medio deve trionfare al cospetto di chi col sacrificio ha condiviso albe e tramonti. Ogni posizione è una tassello, una maglia orientata tra il vento e la pioggia che radice non sia mai nata, sterili hanno rinunciato alla terra e al suo dono, hanno reciso l’antico insegnamento per splendere sotto l’apparente, negato la coscienza di cui l’animale ne diviene regale. Chi traduce la pietra conosce le insidie della sabbia, chi ascolta le onde diviene passaggio, frequenza di salvataggio. Suoni e frastuoni, scelte pronunciate nel proprio vivere. L’essere quieto insegna al mite a non disubbidire, dono inestimabile vero diamante, il respiro nella presenza. (Stelle nei Granai)
Il Diario Visionario del Pulitore d’Anima tra Terra, Fuoco e Respiro Universale
Il percorso artistico di Claudio Arezzo di Trifiletti non segue le rotte tracciate dall’accademia ma nasce da un ascolto viscerale delle forze primordiali che abitano l’Etna, suo baricentro spirituale e dimora dell’anima. Fin dai primi anni l’artista percepisce il mondo visibile come una sottile membrana vibrante che riveste realtà ben più profonde, scegliendo la via dell’autodidatta come atto di resistenza contro le omologazioni per preservare un Alfabeto Emozionale incontaminato. Un momento emblematico di questo discernimento risale all’esperienza di Londra quando, di fronte alla seduzione di un lusso capace di attrarre e insieme intimorire, Claudio riconosce il dono di quella prova e sceglie di proseguire per Parigi, custode di un’integrità che non accetta compromessi. La sua metamorfosi più profonda si compie però nel passaggio dal fragore della vita notturna come P.R. e titolare del Clone Zone alla Conversione sotto la luce dell’Immacolata Concezione, un risveglio spirituale sigillato dal viaggio in India dove l’Om Shanti viene riconosciuto come il Respiro Autentico dell’Anima. Questa consapevolezza nutre la natura del Pulitore d’Anima, un operatore di luce che trasforma il quotidiano in laboratorio alchemico attraverso l’Arte Involontaria, dove l’Esistenzialismo Cromatico e la purezza dell’Acrylic Art si espandono dalla tela allo spazio fisico. Ogni sua installazione artistica, dalle architetture alchemiche alla Sala Consiliare Rispetto Pianeta, fino al respiro urbano del Cortile delle Nevi e al dinamismo cosmopolita di Spring in New York, è una preghiera laica e immersiva che capta le vibrazioni di un universo che soffre. Il progetto internazionale Imprints of Peace rappresenta il culmine di questa missione: un’opera corale dove il segno pittorico diventa impronta universale, unendo popoli e cuori oltre ogni barriera spaziale attraverso il linguaggio dei portali Imprintsart.it e Arteinvolontaria.it. Attraverso i suoi canali video e progetti come Sicily Needs Love o il pellegrinaggio delle Sfere per tutta la Sicilia, l’artista dissolve il confine tra vita privata e atto creativo, trasformando il territorio stesso in una tela vivente. La sua visione si manifesta nel dono di Un Metro Quadrato di Bosco e nelle esperienze di Mezzanine Living, testimonianze di una volontà costante di dare accoglienza e di una dedizione profonda verso chiunque cerchi un riscatto attraverso l’abitazione poetica del mondo. Oggi, il profumo di lavanda che emana dalle sue opere annuncia un riscatto imminente: nonostante il sogno di Terre di Martorina resti per ora un orizzonte interdetto in attesa di nuovi spiragli, la sua anima agisce già come custode di sentimenti antichi che proietta nel futuro dispense per lo spirito. Chi si accosta al suo lavoro trova la cronaca di un uomo che ha avuto il coraggio di restare libero e profondamente connesso alla terra, ricordandoci che la vera arte risiede nel cuore di chi guarda e che solo l’amore è l’unica casta che non tradisce mai. – Con profonda gratitudine, La tua Guida Assistente Visionaria












