C’è un paradosso geografico e umano che definisce Catania nelle ore più scure, quando l’estate smette di essere una stagione e diventa una morsa. Lo scirocco soffia denso, privo di ossigeno, un velo pesante che amplifica l’invisibilità delle sue ferite. Oggi, mentre le mura della casa circondariale di Piazza Lanza si trasformavano nell’epicentro di una disperata asfissia sociale, la città cercava un modo per non soffocare. Ma dietro le sbarre, la rabbia esplosa non è un invito a costruire nuove gabbie. Legittimare l’edificazione di nuove strutture detentive sarebbe l’ennesima risposta pigra di un sistema che preferisce confinare il problema anziché risolverlo. La vera urgenza è il reimpiego radicale delle risorse esistenti, la conversione degli spazi e dei fondi in luoghi di reale riabilitazione e umanità. Mostrare sensibilità verso i detenuti significa sottrarli all’invisibilità, restituendo loro lo spazio, l’aria e la dignità biologica che un trattamento puramente punitivo continua a negare. Il dramma profondo è che la nostra città è sempre più addomesticata a una violenza latente, proiettata e normalizzata da un certo modo industriale di fare comunicazione. Attraverso video, serie TV, film e persino la musica che risuona nei quartieri, si è imposto un ribaltamento valoriale aberrante: viene considerata “energia” solo ciò che scalcita, che utilizza la forza, la sopraffazione e la prevaricazione come unico mezzo di elevazione sociale. Ci hanno insegnato che per esistere bisogna calpestare. È la stessa mancanza di visione che si avverte nelle scelte politiche che calano dall’alto: una transizione ecologica che sceglie di curare la terra cementificandola con distese geometriche di pannelli solari, rubando lo spazio a quei boschi vegetali di cui le nostre strade incendiate avrebbero un disperato bisogno. Ci si scandalizza se i turisti profanano i marmi della fontana dell’Amenano, ma si rifiuta di guardare dove quell’acqua va a morire: nei canali sotterranei, dove i fiumi occultati scorrono interrati e soffocati dai sedimenti. Tutto ciò che è scomodo, sia esso un fiume millenario o l’umanità ristretta, viene sepolto nel buio del decoro urbano. Contro questa narrazione del muscolo e del cemento, serve un riscatto che parta dal basso. Una rivoluzione culturale che passi dal reimpiego di quelle dottrine smarrite, la solidarietà, l’educazione alla bellezza, l’ascolto dell’altro, che per prime dovrebbero abbondare nei canali istituzionali e che invece sono state colpevolmente dimenticate. La terra, nonostante tutto, ci mostra che questo riscatto è possibile e compie il suo miracolo invisibile a pochi metri da noi. A San Giovanni Li Cuti, le correnti gelide di acqua dolce sotterranea, le stesse vene d’acqua sottratte alla vista che alimentano i fiumi occultati della città, scivolano silenziosamente a mare, tagliando la superficie salata. Sotto un cielo opaco di calura, i corpi sospesi nell’acqua non hanno passaporto. Questa piccola baia si è trasformata in un’oasi spontanea dove lingue, etnie e storie diverse si incrociano nello stesso rito elementare della ricerca del fresco. Questa è la vera energia che guarisce, che accoglie. Il popolo multietnico di San Giovanni Li Cuti si riappropria del miracolo, dimostrando che l’alternativa alla violenza esiste già nelle nostre risorse più pure. Questa terra sa ancora curare le sue ferite profumando di sale e acqua dolce, ricordandoci che il riscatto non ha bisogno di nuove sbarre, ma di canali aperti dove l’umanità possa finalmente tornare a respirare.
Contemporary Paintings For Sale
Il tatto, la genesi, l’autentica trasformazione, il respiro, il plasmare la visione immaginata, sentire la vibrazione, creare una frequenza che possa interagire col tempo nello spazio, connettere l’onirico al risveglio dei sensi – Claudio Mario Andrea articola la sua ricerca artistica attorno al concetto di “Scritto Contemporaneo”, una pratica che intende l’opera come una manifestazione tangibile di frequenze spirituali e connessioni universali. Attraverso l’uso dell’acrilico su tela e la manipolazione dell’argilla, l’artista esplora il legame ontologico tra materia e spirito, trasformando il gesto pittorico e plastico in un atto di testimonianza e salvaguardia del pianeta. La sua produzione è un viaggio sensoriale che connette l’onirico al risveglio dei sensi, cercando di plasmare una visione immaginata che possa interagire con il tempo e lo spazio. Al centro della sua poetica risiede il tema della “Famiglia Universale”, intesa come una rete invisibile ma viscerale che unisce l’umanità, la natura e il cosmo. Questa visione si nutre di esperienze internazionali e ponti culturali, come quelli tracciati tra la Sicilia, Londra e l’Islanda, dove ogni luogo diventa una stazione di ascolto e raccolta di impronte. Per l’artista, la natura è uno specchio in cui la scienza ordina e l’arte rivela, permettendo di comprendere l’universo attraverso congetture estetiche che esaltano l’interiorità delle cose e degli elementi. La tecnica di Arezzo di Trifiletti si manifesta come una genesi continua, dove il tatto e il respiro guidano la trasformazione della materia. Che si tratti di sculture in argilla che richiamano la memoria della terra o di dipinti acrilici dalle trame intersecate e vibranti, ogni opera è concepita come un organismo capace di generare crescita e libertà. La sua missione artistica si configura così come un agire sapiente volto a restituire all’arte il dono del divenire, trasformando ogni creazione in un autentico atto d’amore per la verità e l’armonia universale. / Esistenzialismo Cromatico Alfabeto Emozionale. (Family)
Una vita di azioni, confidenze e incomprensioni
Il Manifesto Sintetico – Oltre il confine della coscienza vigile, dove la materia pittorica si fa soffio spirituale e urgenza cosmica, si colloca “Impronta Concettuale Arte Involontaria”. Più che un volume antologico, l’opera si configura come un vero e proprio saggio visivo e filosofico. È la testimonianza cartacea dell’approccio teorizzatore di un’estetica in cui il gesto creativo si svincola dal controllo razionale per farsi archetipo, memoria universale e rivelazione pura. (Presagi) / E’ passato appena un anno, l’Etna è in forte palpitazione, l’oro è arrivato a 120 euro al gr per i conflitti nel mondo, Mia continua a consolarmi nonostante entrambi ne soffriamo tantissimo per il distacco, e l’umanità qualsiasi cosa accada sembra non tenerne conto. (Community)
Iniziazione al Bene Comune
Caro amico è bello l’incontrarsi, parlare la stessa lingua, sentire il peso che gravita in ogni azione, rivedersi in ogni passo. Fatica dell’anima che giunge al significato, valore dell’opera viva, beneficio dell’impronta. Il teatro delle comparse affolla l’aula del dubbio, colmo il desiderio di radunare poesia fuori dalla commedia. Fragile è il fiore che profuma di leggerezza, l’odore inebria l’albero che lo protegge. Niente sembra essere nascosto, nonostante pochi si accorgono del momento. (Moon)
Estate, Preparazione all’Assunzione. (Quindici Agosto)
Donna In Dio – I miei ricordi risiedono dove il primo passo ha solcato terra / Sabbia portata dal vento, arido e impetuoso bussava costantemente a quelle porte di legno. Le finestre erano spalancate, una luce costante dentro quella stanza, l’immenso dolore era cosparso di profonda devozione. Il lutto, la perdita, il mettere a tacere le urla degli stolti. La folla, il sudore e il sangue, gli animali e gli uccelli che volavano in stormi insoliti, quasi a sigillare quel tempo nell’Assoluto. Lei, unica e sola, Fiore di Primavera, Giglio Candido di quell’Era varcata dall’Eterno, sospesa nel sentiero del perdono, nella preghiera della consolazione, nel Mistero si preparava al seguito della Missione: la Raccomandazione. (Concezione)
Quando mi raccontano dei progetti dell’uomo e quando mi ricordo dell’ampiezza del cielo
A Mia, Scogliera Bene Inestimabile. (Catania Visionaria) – Esiste un’equazione perfetta che annulla l’arroganza dei calcoli umani ed è il momento esatto in cui le nostre planimetrie costruttive arretrano di fronte alla curvatura dell’infinito. Sulla pietra lavica, dove la terra incontra il mare, la linea d’orizzonte non è un confine da monetizzare, ma un asse cosmico, un’astrazione pura e un bene inestimabile sottratto al computo della speculazione. Quando misuriamo la miopia dei progetti degli uomini, la risposta risiede nella vastità della volta celeste, una frazione infinitesima di eterno che disintegra ogni tentativo di violazione, perché il tempo presente soffre di un grave errore di calcolo. L’uomo si è illuso di poter accelerare i vettori del tempo, pretendendo di dominare il moto dei corpi celesti, e chi gestisce lo spazio oggi insegue modelli geometrici estranei, architetture speculari a coordinate lontane e artificiali, ignorando la trigonometria nativa di una terra in cui il vulcano e il mare stabiliscono la simmetria originaria del paesaggio. Il risultato è un’addizione sterile di cubature che sommano isolamento e degrado, una giungla astratta che azzera la biologia per esaltare la miseria del capitale, laddove la vera scienza abita invece nei codici sensoriali dell’universo. C’è una fisica invisibile nella luce che impatta la roccia, una frequenza esatta che sincronizza il battito biologico dell’uomo alle pulsazioni del macrocosmo, dove il vento non è una massa d’aria da recintare, ma un arco che esercita una pressione fluida sui mari, avvolgendo la materia come un mantello protettivo. È la geometria dell’Astro: il desiderio infinitesimo della foglia che si allinea perfettamente alla maturazione del frutto, un sapere sorgivo che eccede la nostra limitata logica sequenziale e ci sussurra che per ritrovare l’integrità dobbiamo sottrarre il rumore del mondo. Siamo affamati di un silenzio denso, un fattore matematico caldo capace di azzerare l’ipocrisia delle parole vuote, poiché il Creato comunica attraverso questa matrice universale, un’algebra della legalità naturale che ci protegge dal collasso della coscienza. Lungo la distesa della sabbia, la comunità si muove con la precisione atomica di un formicaio, dove ogni granello è un nodo della rete e della memoria, e anche se l’uomo si riveste di barriere e costruisce castelli geometrici precari, la dinamica dei fluidi non si arresta: il vento danza e si dissolve, libero da ogni costrizione. La frequenza più pura rimane così custodita sul fondo degli abissi, isolata dall’inquinamento della superficie, a protezione di una promessa immutabile, dimostrando che quando la presunzione umana traccia linee di confine sulla terra, basta alzare lo sguardo per comprendere il vero teorema: siamo fatti per coincidere unicamente con l’ampiezza del cielo. (Sicily needs love)
Risorse del Territorio
Mezzanine Living non è stato un calcolo, ma un nido d’aquila sospeso nel cielo del centro storico, ideato per accogliere lo sguardo di Luca e Ingrid (Danimarca/Olanda), una soglia limbica e una cornice di sospensione spazio-temporale capace di offrire una fuga dalla realtà e, paradossalmente, nella realtà stessa come ha profondamente compreso Simla (Italia). Tra queste mura sbiadite di grandezza aristocratica ammirate da Malex (Regno Unito), i viaggiatori hanno trovato un bozzolo di colori cantato da Estelle (Francia), una mansarda poliedrica amata da Maria Paola (Italia), una barca e un teatro in cui sognare, dove secondo Giacomo (Italia) ogni singolo oggetto è rimasto lì per un motivo ben preciso, da prima che se ne potesse avere traccia. Le stanze in un’esposizione d’arte permanente in cui, come scriveva Simona (Italia), servivano sei occhi per vedere ogni dettaglio, e dove ogni risveglio al mattino diventava, per Adrian e Diana (Romania), una continua scoperta di nuovi elementi, ispirazioni e comprensioni. È stato l’alloggio preferito, un nido in armonia col creato, per chi arrivava da lontano come Jessica e Reid (Canada) per trovare la quiete profonda di una baita in montagna, una perla rara scoperta da Zoé (Francia) e un rifugio di calma e serenità per riposare l’anima per Philippe e Maryline (Francia), mentre fuori la città estiva respirava i suoi trentasette gradi placati dal benessere dell’alloggio vissuto da Sylvain (Francia). L’Arte è Amore, è testimonianza, cura, attenzione alle piccole cose. È l’attenzione di un nido cove Aurélie (Francia) ha trovato, arrivando la sera, un piatto di pasta lasciato pronto e il latte per il caffè del mattino; è il frigorifero rifornito di cibo, frutta fresca e acqua che Haley (Stati Uniti) ha visto pronti prima del suo arrivo per lenire ogni sete. È una caraffa di vino rosso siciliano versata per cancellare l’affanno di un volo perso a Parigi e trasformarlo in un tour del quartiere insieme a Sara (Stati Uniti), un meraviglioso bicchiere di liquore al limone fatto in casa dagli amici offerto alle dieci di sera a Mikados (Francia/Regno Unito), e una pizza calda ordinata per loro nella pizzeria del luogo prima di augurare la buonanotte. È la prontezza di un battito di ciglia, presentandosi alla porta in cinque minuti come ricorda Kayla (Stati Uniti) per risolvere un problema al Wi-Fi portando con sé granita e brioche calde, o correndo all’istante a sistemare un guasto al bagno per donare puro comfort agli ospiti. Non c’era l’asetticità moderna dei grandi hotel di lusso, come ha tenuto a precisare Serge (Francia) dicendo che questo luogo antico e vintage non fa per chi cerca la freddezza standardizzata, né la tecnologia dell’hotel sottolineata da Jörg (Germania) e Chloé (Francia); c’era invece il fascino stravagante di un appartamento pulito, vivace e confortevole sotto ogni punto di vista vissuto da Alice (Francia), Amy (Stati Uniti) e Márton (Ungheria), dove ogni lampada offriva un’illuminazione intima la sera e ogni risveglio al sole era una gioia per gli occhi di Anne (Francia). Un’autentica esperienza umana vissuta anche superando le barriere linguistiche con Mali (Francia), usando l’app di traduzione sullo schermo di uno smartphone per abbattere i confini, parlarsi con amore e inviare un messaggio a metà soggiorno solo per chiedere con premura: «Come sta andando la vostra vacanza?» Il vero capitale di una città non si misura con i numeri, ma con i passi condivisi. I passi di chi è salito sull’Etna insieme a Claudio per vivere una magica avventura come Valeria (Italia), Julia (Germania) e Phoebe (Regno Unito), o per guardare il tramonto stringendo dolci e gelati tra le mani con Willi (Germania) e Michal (Polonia). I passi di chi ha camminato sulla Costa dei Ciclopi o esplorato la Riserva delle Farfalle e i mercati con Dick (Olanda) e Roger (Stati Uniti), di chi ha mangiato in un ristorante di pesce tipicamente siciliano abbuffandosi come procioni felici, e di chi ha scoperto una spiaggia meravigliosa o una caverna nascosta sotto un bar come ha raccontato Ylane (Francia). Il tempo trascorso insieme è costellato di speranza, e ogni anima che ha varcato l’enorme portone di questo condominio storico ha lasciato un’impronta di pace. Martin da Portland (Stati Uniti) lo ha inciso per sempre sul basalto: «Claudio è Catania e Catania è Claudio», perché l’host non si limitava ad affittare, ma prendeva a cuore il suo ruolo con una tale generosità, umiltà e sincera dedizione da essere, come notava Alexandra (Regno Unito), semplicemente splendido e unico. Una persona fuori dal comune, un incontro intenso descritto da Katerina (Grecia), capace di far sentire coppie dello stesso sesso sempre al sicuro e le benvenute, trasformando estranei come Diego (Cile) in amici intimi e accogliendoli nell’intimità della propria famiglia. Un custode che Ioana Raluca (Romania) ha definito incredibilmente grato del fatto stesso che qualcuno avesse scelto la sua casa, pronto ad accompagnare i suoi ospiti all’aeroporto dopo aver offerto caffè e brioche, anche quando c’erano già nuovi viaggiatori in arrivo, salutandoli, come ricorda Mickey Jun (Corea del Sud), con un arrivederci colmo d’amore. Questo piccolo piano rialzato è diventato una mappa del mondo ridisegnata dall’affetto, una cassa armonica dove le distanze oceaniche e i confini geopolitici si sono sciolti dentro un unico, immenso brindisi. Le sue stanze hanno raccolto i respiri di chi è partito da New York, San Francisco, Indianapolis, Portland e dall’Idaho, portando il pragmatismo e lo stupore dell’America a riflettersi nell’oro del barocco catanese. Ha unito filosofie e orizzonti remoti: il rigore nordeuropeo di chi è giunto dalla Germania e dalla Svizzera si è fuso con la poesia romantica di anime partite sotto la neve di Mosca e San Pietroburgo, attraversando l’intera Russia per venire a cercare il sole. Da Vancouver e dalle foreste del Canada, dalle sponde cilene di Calama, dalle terre della Romania, della Bulgaria e dell’Ungheria, fino alle architetture avveniristiche di Dubai, ogni cultura ha deposto i propri schemi mentali per farsi rieducare alla lentezza siciliana. Insieme alle impronte di Valeria, Francesco e Cecilia, queste nazioni hanno compreso che l’accoglienza non è un servizio, ma un rito sacro: lo scambio incessante tra chi porge la propria terra sul palmo della mano e chi la riceve con gratitudine eterna. Ogni recensione non è stata una recensione, ma una confessione d’amore tradotta in mille lingue, la prova che quando un artista apre la porta di casa, annulla i chilometri e fonda una cittadinanza dello spirito. Oggi i mercati cambiano, i chioschi si spostano, il cemento e le fioriere cercano di uniformare le piazze secondo fredde logiche di cantiere e di voti. Ma l’anima profonda di Catania non si cancella e non si sfratta. Vive nei dipinti appesi sui muri delle trattorie e dei bar del quartiere, vive nel ricordo di un pane eccellente sfornato all’angolo del palazzo e negli assaggi offerti dalla gente del mercato. Chi ha teso le mani per stringere questo alloggio non ha spento la luce, ha solo permesso a quel nido di espandersi ovunque, facendo nascere in Mashair (Germania) il desiderio profondo di offrire ad Amburgo la stessa identica casa ricevuta in Sicilia, e lasciando in Boryana (Bulgaria), John (Regno Unito), Daniel Leonard (Romania), Vanessa (Portogallo), Rebecca Sophie (Germania), Svitlana (Svizzera), Christian (Germania), Marina (Francia) e Deborah (Svizzera) la certezza di un soggiorno perfetto. L’abbraccio globale di chi è passato da qui resta eterno e indistruttibile, e custodisce, nel cuore del mondo, la verità più dolce che Siham (Marocco/Olanda) ha letto sulle pareti e Ylane (Francia) ha gridato da Parigi con l’hashtag #Sicilyneedslove: la Sicilia ha bisogno d’amore. E l’amore è un dono che continua a risplendere a testa alta, sussurrando alla città, insieme a Tom (Regno Unito) e Vivien (Germania), che questo non è un addio, ma un arrivederci, perché il tempo vissuto insieme resterà per sempre una forza nel cuore. (Palazzo Speciale)
Prima di posare la prima pietra, sentite il parere delle Terra
Ci vuole un margine di decenza per non accettare un’aggressione alla storia, alla natura, al tempo e allo spazio. Personalmente provo enorme dispiacere nel ritrovarmi in una Sicilia politica che ha bandito il buonsenso. Quanta frustrazione in concetti di doversi paragonare ad Amburgo, Miami, Marsiglia, Barcellona, Valencia, la mediocrità di chi non scorge la poetica in una terra tanto piccola quanto ambita, di un Vulcano e un mare che hanno sempre saputo amare, e così i nani viaggiatori esplicano parola. Le chiamano grandi opere, e nel frattempo che le vie di rappresentanza sono testimonianza di un degrado senza precedenti, nei quartieri la disperazione ha armato i residenti. Sfrecciano macchine in leasing dentro una psicosi mediatica, ristoranti patinati, sirene e altalene, ballerine e combattenti, una giungla senza bestie ne vegetazione, solo rifiuti e maleducazione, un modello di devastazione. (Dissenso della Parola)
Lacrime nel cuore
Spirito 21/15 cm. (Primo incontro) – Vestirò con panni di campagna e la mia anima danzerà leale la sua danza. (Terre di Martorina) / La natura del donatore, non aveva osato prendere neanche la fine di quello che rimaneva, lo scrupolo, il distacco dal possesso, lontano dall’ingordo, così si concluse un sogno. Che strana condizione, non essere in grado di creare, realizzare, affannarsi per sopraffare, distruggere per il gusto di prevaricare, elevarsi tentando di imitare, e poi il risveglio. (Il Canto dei Gabbiani)
Prega per noi Santissima sempre Vergine Maria
La sensibilità sfrattata a caro prezzo, l’intelletto sbeffeggiato insieme a tutte le buone intenzioni, una società succube della pubblicità. La narrazione del proprio cuore che soffre per questa regressione, una costante manomissione. La Madonnina non dovrebbe avere il mare alle spalle, protegge e saluta, accoglie e illumina. Una strada pianificata che appiattisce e demolisce, negli affari agisce, non rammenta memoria, tutto diventa nuovo, carente di ristoro. (Piazza Europa) / Catania Visionaria













