La geologia ha un modo tutto suo di imporre la diplomazia, e in queste ore si è manifestata sotto forma di una coltre grigia e finissima che ha azzerato l’arroganza tecnologica sui cieli della Sicilia orientale. Non c’è stata trattativa, non ci sono stati tavoli negoziali: l’Etna ha semplicemente respirato a fondo, e quel respiro ha sigillato una tregua sopra l’area etnea. Quando lo spazio aereo si chiude per cenere vulcanica, la fisica applica la legge più democratica del mondo. Non fa distinzione tra i motori turboventola di un aereo di linea e le turbine sofisticate di un caccia intercettore della NATO di stanza a Sigonella (qds.it). Mentre a Palermo il cielo resta aperto e lo scalo di Punta Raisi continua a far volare i suoi aerei raccogliendo i viaggiatori dirottati (palermotoday.it), qui a Catania la silice microscopica penetra ovunque. Fonde a mille gradi nelle camere di combustione e trasforma i miracoli dell’ingegneria in blocchi di ferro inutilizzabili. Così, le macchine progettate per dominare l’aria e presidiare i confini si arrendono, spegnendosi docilmente all’interno degli hangar (qds.it). Questo blocco forzato, pur circoscritto alla nostra terra, è un sigillo di pace assoluto per il nostro perimetro di mondo. È il ritorno immediato a un silenzio preistorico, a quel tempo in cui la Terra apparteneva ai Titani e gli oceani dialogavano direttamente con le bocche di fuoco del pianeta. Dal sonno millenario del Vesuvio al faro instabile dello Stromboli, fino ai ghiacci dell’Eyjafjallajökull che nel 2010 paralizzarono l’Europa, i vulcani dimostrano di essere parte di un’unica, immensa rete di coscienza connessa. L’uomo moderno perfora costantemente questa roccia sensibile, ferendola con la sua bramosia, eppure questa entità primitiva ci sopporta. C’è una strana, quasi commovente affezione nel modo in cui l’Etna convive con il nostro mondo onirico, proteggendoci da noi stessi. È una madre sapiente che sa persino riconoscere il sacro, arrestando i suoi fiumi di lava di fronte al Velo di Sant’Agata fin dal lontano 252 d.C. e ripetendo quel prodigio nei secoli fino alla memorabile eruzione del 1886 a Nicolosi, quasi a ricordarci che la sua potenza non è cieca ferocia, ma un invito costante alla consapevolezza. In questo esatto momento, mentre la cenere cade leggera sui tetti e sulle piste deserte di Fontanarossa (tg24.sky.it), la “Madre di Fuoco” sta ripulendo l’aria dal rumore della nostra superbia. Ci ha regalato una tregua locale che nessun trattato umano saprà mai firmare. Di fronte a questo cielo vuoto e immobile, spogliati di ogni nostra misera pretesa di controllo, non ci resta altro da fare. Inchiniamoci, o dunque. (Etna Needs Love)
Persone che rivestono ruoli al solo fine di destabilizzare e offendere la terra e il suo popolo, ne provo profondo dolore. Una Sicilia di Cantieri, l’informazione e gli interessi che ne gravitano. La corruzione intellettuale, piaga di tutti i tempi. Se il talento non fosse svenduto al ricatto della decapitazione, forse l’essenza potrebbe compiere il sacrificio con devozione, vivremmo meno pupazzi e parleremmo una lingua di contenuti e fondamenta. Si viola l’inviolabile, si creano brand a discapito della spiritualità, vanità e popolarità, decadimenti. Fragile è la consistenza, reale la presenza, se cercassimo il buio come la luce, potremmo trovare gloria e mortificazione. Chi ha compreso l’importanza del sognare, si sveglia cercandone il ricordo. Fai che piova e che la natura ne prenda beneficio. (Cortile delle Nevi)