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I turn to You

Quando trovo questo mi perdo. Al Sole, le Montagne, le Stelle, l'Oceano e tutti i sogni di Speranza. Caserma Provinciale Carabinieri Catania Piazza Giovanni Verga

Quando trovo questo mi perdo. Al Sole, le Montagne, le Stelle, l’Oceano e tutti i sogni di Speranza. Caserma Provinciale Carabinieri Catania

Francesco, dovremmo piantare alberi al Colosseo, chiedere perdono, Fede nello Spirito che Santifica. Pregate per me, ti ho scritto su carta, mi sono svegliato sentendo il suolo della casa, scendendo le scale ho visto. Mi piaceva vederti bimbo, il vento porta con sé lo spirito del mare, delle montagne, dei deserti, la notte riconosco il planare sui tetti, anche i pilastri ne sono coscienti. Ho pagato un biglietto per sedermi davanti uno schermo, ed ora amico che sento nel cuore, preghiera mette ordine. Nessun abbraccio deve essere evitato, tutte le parole che giungono all’orecchio sono distese di sabbia dove sentire l’onda del mare. A Te mi rivolgo

memories

Sono cresciuto per i fatti miei, ero attirato sempre dai senza dimora, e da coloro che si mettevano fortemente in discussione, a volte quando tornavo dal doposcuola, venivo inseguito da personaggi strani, era solito che mi imbattessi fin da piccino in situazioni bizzarre, indelebile una profonda esperienza a Gambarie, ospite di un rifugio Salesiano, in quel periodo ero adottato da Beniamino, con i suoi Ziganti. Non avevo amici immaginari, ma credevo ci fossero altri mondi che tutt’altro che immaginari, si presentavano quando si suonava l’entusiasmo in maniera forte e viva, l’entusiasmo di essere presente, come quella volta che gridai dentro, sono felice, e poi scappai per la reazione esterna, all’interno di un fitto bosco. Ma la storia è molto più “intorcinata” di quanto potrebbe sembrare, cerco di rileggere pellicole andate, ma sempre presenti, come una sorta di preparazione al ricordo che verrà. Marginalmente tocco tasti, perchè per ogni bottone rifugiato, ne escono subito altri, molti altri, come parlare di una colazione, e mentre si parla dell’aroma del laboratorio del bar calabrese, si sente la lingua bruciare, per la treccina appena sfornata, quando scrivo, è come un ingresso con mille storie affollate, che non vedono l’ora di entrare, o forse uscire per essere condivise. Don Calabrò nell’anonimato di una sala da teatro, lamenta di un bambino che si è fatto la notte prima, la pipì a letto. Siamo sotto un anziano albero, ospite di un salotto intimo tra madre e figlia, io racconto alla madre, di una figlia che si vuole fare suora, ma la madre non vuole, la figlia risponde sono io. Crescendo mi sono ritrovato in discoteca come primo leader, non c’era tessera per l’ingresso che non fosse a mio nome, come se sentissi quello che dovevo svolgere, senza portarne il peso, sempre la voce sussurrava, l’istinto salvava, dopo un paio di anni, mi sono ritrovato allontanato dai titolari del locale, dovevano screditare il mio essere, e mentre la mia, all’epoca fidanzata mi chiedeva di fare qualcosa per mettere in luce la verità, la voce gridava: “la verità vive nella luce, e per ogni alba e tramonto si manifesta a piccole gocce, non avere timore che ti sia tolto nulla, tutto è, e niente può essere sotterrato quando vive dentro di te”. Così è stato nel tempo, tutto è tornato, e a volte mi è dispiaciuto per le conseguenze di coloro che volevano danneggiare nell’ignoranza del cosmo. Oggi ripercorro una sorta di parallelismo, mi dispiace che per mura, e pietre, si dichiari una sorta di guerra dell’assurdo, in mente ho ancora le urla dei giochi di quando ancora si sognava senza dazio, ma non importa il mio tesoro sono loro, i ricordi della vera natura, chi colpisce per denaro, o per potere, resta sempre di possesso delle cause, io scrivo le mie emozioni, sfogo i miei timori, non metto nero su bianco, non auguro il male a nessuno, vivo senza badare a pieghe, abbracciando le radici di un albero di cui siamo semplicemente foglie.